mercoledì 16 aprile 2008

Niente consultazioni

La vittoria del PDL può essere l'inizio di una nuova stagione per la politica italiana. E' verosimile che tra breve prenda vita un governo capace di governare per l'intera legislatura, governo che trae forza da una investitura diretta da parte dell'elettorato. E' bene che la politica cominci a darsi una svecchiata anche negli aspetti formali. Sarebbe quantomai opportuno che il Presidente della Repubblica assegni l'incarico di costituire un nuovo governo all'on. Berlusconi senza propinarci il rito inutile delle consultazioni. Consultazioni delle quale non v'è traccia nella carta costituzionale e che furono escogitate dalla partitocrazia per sminuire ulteriormente le prerogative della presidenza della repubblica. Oggi abbiamo la possibilità di cominciare lanciando un segnale innovativo; tornando allo spirito della costituzione del 1948.

martedì 15 aprile 2008

La vittoria di Veltroni

Con i risultati elettorali appena sfornati che consegnano una netta maggioranza al PDL sia in termini di seggi, sia di voti viene naturale parlare della sconfitta, più o meno prevedibile, di Veltroni e della disfatta della sua ala sinistra. Tuttavia varrebbe la pena non farsi prendere la mano dall'entusiasmo e chiedersi se non ci sia qualcosa che possa appagare, almeno temporaneamente, il buon Walter e i suoi compagni di strada. In effetti l'esperimento del PD è riuscito a conseguire un grande risultato nell'area di centro sinistra. Vengono spazzati fuori dal parlamento i gruppi della sinistra cashmir e/o antagonista; scompare per implosione il Partito Socialista che affannosamente nei mesi precedenti aveva tentato di rimettere insieme i vari cocci del PSI. Il sogno dell'egemonia, accarezzato per decenni dal PCI, si avvera sotto le insegne democratiche. Si parte da un 33 per cento di consensi. Si avrà tempo di strutturare meglio il partito, di cementarlo tramite un'opposizione dura a Berlusconi. E nel frattempo si avrà la possibilità di contribuire a riformare forse una legge elettorale in modo che non ci sia mai più spazio per i cespugli. Con la recessione alle porte e le grandi attese degli italiani da soddisfare in qualche modo non è detto che non pesi di più, in prospettiva, il fatto di essere diventati, per Walter e compagni, l'unica sinistra possibile.

domenica 13 aprile 2008

Aspettando la vittoria di Silvio

"Io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L'immunità che si ottiene col vaccino" - Indro Montanelli, 26 marzo 2001.
Sperando che col quarto governo si raggiunga la dose sufficiente ad assicurare l'immunità per le prossime generazioni.

venerdì 11 aprile 2008

Non capisco (almeno) una cosa del PDL

La campagna elettorale finalmente volge al termine. Inutile come prevedibile, fiacca, a tratti svogliata. Una cosa mi ha deluso più delle altre. Il fatto che in ogni intervento dei principali esponenti del PDL una ampia parte del discorso aveva ad oggetto il PD. E via a enumerare errori, storture, malefatte del PD per tentare di dimostrare malafede, incopetenza e, per questa via, proclamare l'inutilità se non addirittura la dannosità del voto. Ma se il PDL ha davvero politici che ambiscono al ruolo e al rango di statisti; se ha un programma ben fatto, organico, armonioso; se i propri candidati sono membri illustri della società civile, che bisogno c'era di parlare, come ossessi, del PD? Procedendo in questo modo, a mio avviso, si è data l'impressione che non un qualche dialogo si volesse instaurare coi cittadini che in ogni parte d'Italia accorrevano alle manifestazioni, ma piuttosto martellare su alcuni tasti con gli stessi metodi di antiche propagande. E da liberale devo dire che, quasi sempre, si martella sulle cose non vere, non evidenti, solo abbozzate o ipotizzate. Ma forse qualcuno on line può dirmi dove sbaglio. Da liberale non avrei problemi ad ammetterlo. Aiutatemi allora.

giovedì 10 aprile 2008

Centomila case per centomila plebei

Nel programma del PD si fa cenno al problema della casa, problema avvertito principalmente dai giovani, e si propone la costruzione di centomila alloggi da destinare a fasce sociali svantaggiate. Visto che il capitale privato va alla ricerca di una congrua remunerazione, pari almeno a quella che si otterrebbe attraverso impieghi alternativi di rischiosità analoga, è evidente che tale intervento, al di la dei proclami, richiederà un sostegno economico, parziale o totale, da parte del pubblico erario. Ma non è il profilo di spesa che ci preoccupa principalmente. Quel che delude è un'analisi carente del problema. In Italia non mancano alloggi in generale. Quanti paesi della fascia collinare appenninica ad esempio sono zeppi di alloggi che nessuno vuole acquistare, alloggi che nessuno affitta se non per scorci d'anno. Le case mancano nelle aree urbane, già densamente popolate e con una superficie sfruttata in maniera intensiva, maggiormente dinamiche. Dinamicità, economica ed in parte sociale, che rappresenta proprio la forza attrattrice di sempre nuove persone. Il problema della casa è divenuto più intenso a Roma proprio negli anni in cui la capitale ha esibito dei tassi di crescita dell'attività economica mediamente superiori a quelli del resto del paese. Ma va detto chiaramente che non ha senso costruire nuovi alveari in periferia, nuovi quartieri dormitorio dai quali e verso i quali i residenti affrontano quotidiani viaggi della speranza. Roma, che ambisce al ruolo di capitale europea, è una città con un sistema dei trasporti ridicolo. Non è pensabile lavorare in centro e risiedere a Guidonia, ad esempio, se non mettendo in conto quotidiani viaggi lunghi, scomodi e funestati da frequenti inconvenienti. In Inghilterra è possibile risiedere invece tra le verdi colline dello Yorkshire e raggiungere Londra in tempi umani. Se si vogliono aiutare i giovani è importante aumentare l'offerta di alloggi, ma non con politiche populiste degne dell'Italia in camicia nera, ma attraverso interventi strutturali che consentendo di espandere fortemente l'area nella quale è possibile risiedere senza incorrere in soverchi costi di spostamento, rendano automaticamente appetibili migliaia di alloggi, notate bene, già disponibili. Purtroppo in questo paese è più facile tirar fuori delle idee magari costosissime per le casse dello Stato, ma buone per uno slogan piuttosto che cercare di prendere il toro per le corna, fornendo una soluzione coerente e praticabile.